Mediterranea

Quei pomeriggi d'estate, in cui l'unico rumore era il canto costante delle cicale, mi ritrovavo a passeggiare per il giardino deserto, assopito sotto i raggi del sole.
Non erano passeggiate senza meta: alla fine del vialetto di sassi bianchi, dove ricominciava il pavimento di cotto, mi aspettava la piscina.
Mi aspettava con i suoi riflessi accecanti, quasi fosse argento liquido.
Movimenti quasi impercettibili sulla superficie mi invitavano ad entrare.
E come ogni volta, la magia si ripeteva.
Salivo sul trampolino, percorrendo l'ultimo tratto della mia passeggiata.
Ad ogni passo, era come se lasciassi tutto alle spalle. Ero in un limbo, sospesa tra l'acqua e il cielo, e potevo essere leggerissima. LI', affacciata, a guardare la mia ombra allungarsi sull'acqua, sarei rimasta ore. E in effetti quegli istanti sembravano durare infinito.
E invece io saltavo, mi tuffavo, volavo e sentivo la morsa del vuoto, l'improvviso sollievo dal caldo, il silenzioso frastuono dell'acqua che si richiudeva sopra di me.