Benedetta Bruzziches

Una notte d'inverno un viaggiatore
Amore,amore amore amore mio in braccio a te me scordo ogni dolore. Vojo restà co' te Sinno me moro

Carmen with hands. f. [Jewish, God’s Garden] Nasce nella collezione "The Art of Joy", incentrata sulla bellezza dell'erotismo. Carmen con la mano è la sensazione di contatto e l'intima relazione che una donna instaura con la sua borsetta. La mano che sigilla la chiusura della borsa è il culmine del sogno e dell'amore che puoi toccare.

Carmen s. f. [Jewish, God’s Garden] 1. Nata per essere un’amica e per dare affetto. Carmen è arrivata nella mia fantasia in un momento delicato della mia vita, di sofferenza dopo la fine di un amore. Volevo creare una borsa capace di essere calda e dolce. Così ho immaginato ogni pannello capitonné come una mano di mia nonna Gioia. Lei mi ha dato l'idea di creare uno spazio di bellezza al suo interno, come nelle borse degli anni Cinquanta, quando la moda era il significato di una buona educazione.

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Una notte d'inverno un viaggiatore

Those things never happened but are always

Benedetta Bruzziches Mission
Benedetta s. f. [the designer behind the bags]

Mi chiamo Benedetta Bruzziches, ho 27 anni e da tre anni a questa parte qualcuno mi confonde con una borsa! Sono cresciuta a Caprarola, un paese-teatro fatto di stradine e fontane, un posto d’altri tempi dove ancora si caccia il vino in cantina e il ritmo della città dipende dalle semine e dai raccolti.

Sono appassionata di cinema, mi piace girare con il libro sotto braccio e penso sempre che se avessi incontrato Fellini avrei popolato il suo libro dei sogni.Lavoro spesso e mi piace ridere, andare a funghi e ascoltare la voce del lago. Mi piace vestire elegante per andare al mercato ed odorare la frutta per sentire se è buona.Mi piace baciare e mi piacciono i timidi.

Se mi chiedono di che colore sono rispondo rosso primario e se mi chiedete di colore siete voi di sicuro indovino. Credo nelle energie e negli odori ma più di tutto credo nei desideri. Nella fortuna invece non ci credo e neanche nelle raccomandazioni. Non mi piacciono le giustificazioni, e non ho la televisione a casa, non mi piace andare in palestra ma in cucina sono brava.

Viaggiare è il mio secondo marito, istintivo, umano e all’avventura. La cosa che mi fa più paura è la paura , i morti viventi e un certo tipo di ignoranza. Credo nei giovani ma anche negli anziani soprattutto quelli che nella vita hanno lavorato sodo. Se dovessi essere un’ altra, sarei Monica Vitti e Rita Levi Montalcini. Ho vissuto a Roma e l’ho amata e poi Milano e poi mi sono trasferita in India, Cina e Brasile per poi tornare a Viterbo dove ho colorito il mio studio, ho trapiantato un laboratorio dove le borse respirano l’aria buona e nella notte volo sulla bici e mi sento la regina.

Ho scelto di stare a Viterbo , ho scelto mio fratello Agostino e ho scelto la filosofia della Gioia! Entrare nel mio studio è come precipitare in una favola. Vi trovate di fronte uomini di legno, vecchie lavagne, libri di favole e poesie, armadi accatastati e tutti quei personaggi che di notte, in cucina, si animano e fanno baldoria! Non mi capita spesso di disegnare una collezione, io di solito le borse le scrivo, le racconto. Più che di materiali, mi piace parlare di storie, di forme e di personaggi. La collezione è quasi secondaria, è la storia che la rende bella. La invento io. È la mia!

Che sia una suggestione, un amore che finisce, un inno alla gioia, l’evocazione di un ricordo, è la storia che dovete conoscere. D’altra parte a cosa servirebbero le borse se non a contenere storie.

E se vi incontro con una mia borsa, non me ne vogliate se la apro e cerco dentro, non vi rubo nulla, sono solo alla ricerca di altre storie!

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